Una provocatoria buffonata

Le incredibili dichiarazioni di Massimo Ciancimino rendono sempre più paradossale un’inchiesta che si dovrebbe limitare ad appurare dati di fatto su eventuali comportamenti sleali da parte di un alto ufficiale dei carabinieri. Fanfaronate, ritorni improvvisi di una memoria che funziona a singhiozzo, esibizione di pezzi di carta che possono provare, tutt’al più, la megalomania di qualche capo mafioso si intrecciano in una ricostruzione torbida e provocatoria che ha i tratti prevalenti dell’opera buffonesca. Leggi La vera storia di un grande carabiniere sotto processo, Mario Mori di Claudio Cerasa
8 FEB 10
Ultimo aggiornamento: 20:48 | 11 AGO 20
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Le incredibili dichiarazioni di Massimo Ciancimino rendono sempre più paradossale un’inchiesta che si dovrebbe limitare ad appurare dati di fatto su eventuali comportamenti sleali da parte di un alto ufficiale dei carabinieri. Fanfaronate, ritorni improvvisi di una memoria che funziona a singhiozzo, esibizione di pezzi di carta che possono provare, tutt’al più, la megalomania di qualche capo mafioso si intrecciano in una ricostruzione torbida e provocatoria che ha i tratti prevalenti dell’opera buffonesca. Che cosa si riprometta Ciancimino da questa reiterata recitazione di una sceneggiata a soggetto non è chiaro, e per la verità non è neppure molto interessante.
Invece bisognerebbe cominciare a chiedersi per quale ragione la procura palermitana insista nell’usare in un procedimento pubblico le dichiarazioni così palesemente infondate o maliziose di questo “dichiarante di giustizia”. Qui l’accento si sposta dalla buffonata alla provocazione. Com’è noto la magistratura non ha emesso alcun avviso di garanzia nei confronti di Nicola Mancino e di Virginio Rognoni, registi secondo Ciancimino della trattativa con la mafia, e neppure a quel che sembra nei confronti di Silvio Berlusconi, che sempre secondo l’attendibile dichiarante avrebbe fondato Forza Italia per fare un favore a qualche boss, salvo poi far approvare ed eseguire i provvedimenti più severi contro la criminalità organizzata.
Se le procure non agiscono contro gli accusati da Ciancimino significa che non dispongono di indizi che le rendano attendibili. Allora perché continuano a farlo parlare e straparlare di queste cose e in questo modo? Un eurodeputato dell’Italia dei valori, Pino Arlacchi, arriva a sostenere che quelle di Ciancimino “sono parole che non giovano altro che a Berlusconi, si vuole sollevare un gran polverone e screditare così la figura dei pentiti”. Insomma se Berlusconi non è il mandante delle stragi mafiose, almeno deve essere il mandante di Ciancimino jr e delle sue farneticazioni. Perché screditare il presidente del Consiglio è lecito, mentre screditare i pentiti bugiardi naturalmente non lo è.